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11 marzo 1544, Sorrento da i natali al "Farnetico savio"
Scritto da: Marianna Brancale - Paese: sorrento
… e finalmente, perché i virtuosi mossi dall’infelice mio esempio, temendo il contrasto della fortuna, non facessero ritroso calle, e per altra via i loro passi non rivolgessero, elessi di secondar quella voce temeraria e sfacciata, che pazzo frenetico mi appellava; e per pretesto del male rimunerato mio merito, deliberai di fingermi forsennato, affinché se il mondo non prezzato, non onorato pur mi vedesse, non altronde derivasse di ciò la cagione che dalla mia pazzia; la quale ogni mio valore annullando, più degno di pietà che di onori nel concetto degli uomini mi rendesse …
Queste sono le parole che Alessandro Guarini nel suo dialogo “Il farnetico savio” fa dire al Tasso; il dialogo apparso a Ferrara nel 1610 riprende il mito della pazzia simulata dal Tasso. Nato a Sorrento l’ 11 marzo 1544, personaggio di spiccata cultura, ebbe l’occasione di viaggiare molto fino a giungere nel 1565 a Ferrara alla corte del duca Alfonso II; qui il Tasso conobbe il periodo più felice della sua vita, ivi infatti iniziò la stesura del “Discorso sull’arte poetica” il quale lo stesso Tasso, sottopose al giudizio di autorevoli letterati che non apprezzarono l’opera rivolgendogli critiche di stampo moralistico; a questi scrupoli letterari si unirono ben presto quelli religiosi e lo stesso Tasso si sottopose spontaneamente al giudizio dell’inquisizione di Ferrara che lo assolse. Da qui inizia il mito della pazzia del Tasso … Nella notte tra il 26 e il 27 luglio del 1577 organizzò una rocambolesca fuga da Ferrara, dove era tenuto segregato dopo il ferimento di un servo, e al termine di un itinerario che non è stato possibile ricostruire, il poeta ritornò a Sorrento e , sotto mentite spoglie, si presentò a casa della sorella simulando di essere un conoscente del Tasso giunto per dare cattive notizie inerenti alle sciagure accadute a Torquato e, annunciando la propria morte al fine di cogliere, in vita e di persona, le reazioni dei familiari a tale notizia, e solo dopo aver giudicato attentamente queste reazioni, svelò la sua vera identità. Successivamente tornò a Ferrara e non trovando l’accoglienza calorosa di un tempo, manifestò segni di violenta pazzia durante il terzo matrimonio di Alfonso II con Margherita Gonzaga, e fu rinchiuso nell’ospedale di sant’Anna dove vi rimase per sette anni. La sua pazzia fu comunque creativa dato che in questo periodo compose l’Aminta che fu pubblicata nel 1580 e nel 1581 diede alla pubblicazione il suo capolavoro “La Gerusalemme liberata”.
La pazzia a volte può essere l’unica arma per difendersi dal mondo e il Tasso ne è stato un esempio attraverso il suo modo di essere farnetico ma savio allo stesso tempo.